2 Comments

  1. Evilboy
    30 Dicembre 2017 @ 9:43

    Ottima analisi e ben documentata, bravo davvero. Ma conclusioni affrettate ed errate ahimè! La verità è più semplice di quello che si possa pensare, partendo innanzitutto dai volumi: il supermercato compra migliaia di unità mentre il farmacia ne acquista poche unità. Il supermercato ne gestisce la logistica, la distribuzione e lo stoccaggio, la farmacia si vede arrivare il prodotto direttamente in negozio. Poi il modello di vendita: il supermercato acquista direttamente dal produttore mentre la farmacia passa da un agente e un distributore locale. Infine ulteriori singole ed infinte voci: il prodotto da farmacia potrebbe aver un marketing più spinto mentre quello per la grossa distribuzione potrebbe non averne bisogno. La differenza di prezzo è all’incirca quella rilevata: il doppio. È così per qualsiasi prodotto e settore, il motivo per cui le piccole botteghe chiudono ed i centri commerciali aprono. I produttori più attenti differenziano il marchio altri, meno saggi, non lo fanno.

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    • Alfonso Del Forno
      30 Dicembre 2017 @ 10:21

      La verità probabilmente è nel mezzo. Anche se è vero che il prezzo finale è condizionato dai volumi e dal tipo di acquisto effettuato (diretto per le catene dei supermercati e indiretto per i piccoli commercianti), è pur vero che i prezzi dei prodotti senza glutine, “erogati” tramite l’utilizzo del buono mensile, sono calmierati verso l’alto da un sistema bloccato. I negozi convenzionati, così come le farmacie, possono applicare uno sconto del 30% per la vendita dei prodotti, che non applicano in caso di acquisto col buono (informazione più che attendibile ricevuta in forma riservata). Questa aliquota dovrebbe essere il carico fiscale presente sui prezzi finiti per la sola erogazione del buono.
      Questo vuol dire che l’eventuale “offerta”del supermercato (in questo caso 20%) riguarda l’utile del punto vendita, che nelle normali dinamiche è prassi consueta, specie quando si tratta di prodotti che fanno la specchietto per le allodole.
      Purtroppo il mercato dei prodotti per celiaci è “drogato” dal buono mensile, che non permette una vera concorrenza e una selezione dei prodotti come avviene in un mercato libero.

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